Il cambiamento climatico
Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più urgenti e significative del nostro tempo in quanto sta alterando i modelli climatici globali, con conseguenze profonde ed estese non solo sull’ambiente, ma anche su diversi aspetti sociali, economici e turistici. Queste conseguenze sono state evidenti durante l’estate 2023, una stagione segnata da temperature significativamente più alte rispetto agli anni passati. Alla luce di questo, sono sorti dei quesiti riguardo l’imminente stagione invernale e riguardo le ripercussioni che questi cambiamenti climatici possono avere su di essa.
Le regioni montane, a causa della loro sensibilità ecosistemica, subiscono impatti significativi che influenzano fortemente il turismo di montagna e l’economia di queste regioni. Le destinazioni sciistiche, in particolare, sono più vulnerabili a causa del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature medie incide direttamente sulla disponibilità di neve naturale, mentre l'instabilità delle condizioni atmosferiche influisce sull'attrattiva delle destinazioni, rendendo difficile la pianificazione di viaggi e la gestione delle attività turistiche.
Nel caso della Valle d’Aosta, il turismo rappresenta un pilastro fondamentale per l’economia regionale, generando un valore aggiunto significativo che nel 2019 era del 8.4% grazie ai soli servizi di alloggio e ristorazione (1). Oltre a questi servizi si devono considerare anche gli alti profitti legati all’afflusso di visitatori e alle conseguenze economiche sull'occupazione nelle industrie correlate e sulla crescita delle infrastrutture turistiche.
L’importanza economica del turismo in una regione di montagna come la Valle d’Aosta sottolinea l'urgenza di affrontare i cambiamenti climatici e le sfide ad essi legate per garantirne la sostenibilità a lungo termine.
Il presente studio si propone di analizzare il cambiamento climatico e gli impatti sul turismo invernale valdostano, concentrandosi sui comprensori sciistici e sulle sfide che questi affrontano nell'adattarsi ai mutamenti ambientali.
Il riscaldamento globale in Valle d’Aosta
Secondo il rapporto The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), nelle aree di montagna, nello specifico nell’arco alpino e dunque anche in Valle d’Aosta, il riscaldamento è maggiore rispetto ad altre aree del pianeta. Infatti, dal periodo preindustriale, nelle Alpi le temperature medie annualmente registrate sono aumentate di circa 2°C, mentre a livello mondiale l’aumento è stato inferiore (2). Questa tendenza è destinata ad un continuo peggioramento in assenza di azioni correttive.
Questa situazione di riscaldamento generale delle temperature influisce sulle precipitazioni nevose, un elemento essenziale del turismo invernale. Le proiezioni delle nevicate future, elaborate attraverso i modelli climatici regionali EURO-CORDEX, mostrano che, in qualsiasi scenario di emissioni considerato, ci sarà una diminuzione significativa della quantità di neve in tutto l’arco alpino: nel periodo tra settembre - maggio, mediamente la diminuzione sarà del 30 al 45% entro la fine del secolo, mentre le nevicate a bassa quota sui rilievi alpini si ridurranno dell’80%.
In particolare, nel territorio valdostano, si prevede un aumento maggiore del riscaldamento nei periodi primaverili ed estivi, mentre in inverno diminuiranno in media sia le precipitazioni sia la durata del manto nevoso sul terreno (3).
Per quanto riguarda le precipitazioni in Valle d’Aosta, è previsto che non cambino quantitativamente rispetto al trentennio 1980-2010, al contrario del Trentino-Alto-Adige dove si prevede un calo del 30% nel periodo 2035–2065 rispetto a quello del trentennio di riferimento. In entrambe le regioni montane si assisterà ad una diminuzione delle precipitazioni estive, mentre quelle autunnali e primaverili aumenteranno leggermente nel territorio valdostano (4). In Valle d’Aosta, l’aumento delle precipitazioni invernali sarà invece più marcato, anche se avverrà in un contesto di temperature mediamente più alte che favoriranno le precipitazioni liquide, soprattutto al di sotto dei 2000/2300 m (5).
Gli impatti del cambiamento climatico sul turismo invernale valdostano: dati sull’offerta
Questo scenario, rende vulnerabile il settore del turismo invernale e, in particolare l’industria dello sci e degli sport invernali, come ripetutamente sottolineato dagli studi di Scott (6). Per quanto riguarda la Valle d’Aosta, la tabella riportata di seguito mostra una panoramica della situazione dei comprensori sciistici e degli impianti a fune nella Valle d’Aosta (7).

Da questa tabella, emerge come la superficie innevata dei comprensori sciistici valdostani sia rimasta abbastanza costante nel tempo grazie anche ad interventi umani attraverso una buona gestione ed un’implementazione dell’innevamento artificiale. In generale, i comprensori medio-piccoli possiedono una percentuale di innevamento mediamente superiore a quelli più grandi proprio grazie all’utilizzo di questa tecnologia.
Tuttavia, gli scenari futuri prevedono una diminuzione dell’innevamento naturale al di sotto dei 2.000-2.500 m e ad una riduzione della possibilità di innevamento artificiale a bassa quota. Di conseguenza, le stazioni sciistiche al di sotto dei 2000 m saranno le più toccate, mentre per quelle al di sopra dei 2000 m i rischi sono minori e variano a seconda della loro configurazione topografica (8). Tale problematica viene confermata da diversi studi scientifici, in particolare, R. Steiger già in un’analisi del 2011 ha evidenziato la maggiore sensibilità dei comprensori sciistici medio-piccoli situati a bassa quota e/o con dei sistemi di innevamento artificiale insufficienti (9).
Al giorno d’oggi, infatti, l'innevamento artificiale è l'adattamento climatico più diffuso nell'industria dello sci (10), mentre per quanto riguarda il futuro, sembrerebbe che, proprio grazie al ricorso a tale tecnologia, si dovrebbe riuscire a garantire l’affidabilità della neve per le stazioni sciistiche situate ad una quota superiore ai 2000 m mentre al di sotto di quest’ altitudine diventerà sempre più difficile a causa delle temperature elevate (11).
Tuttavia, tale cambiamento climatico, oltre ad aumentare la linea di affidabilità della neve, renderà necessaria una quantità maggiore di neve prodotta con l’aumento diretto al ricorso a specifiche risorse quali l’acqua e l’energia. Questo aumento del fabbisogno di risorse degli impianti di innevamento artificiale solleva certamente degli interrogativi sulla sostenibilità economica ed ambientale di questa strategia di adattamento, al punto che alcune comunità e diverse organizzazioni ambientaliste
mostrano delle preoccupazioni soprattutto rispetto al mix energetico che potrebbe essere utilizzato e all’elevato consumo idrico (12).
Oltre all’impatto ambientale in termini di risorse, va sottolineata anche l’azione di modellamento del terreno che ha un impatto significativo sulla conformazione dei pendii montuosi. Infatti, per facilitare il processo di cattura e recupero dello scioglimento della neve per ricostituire i serbatoi di innevamento, si agisce sul suolo contornando e livellando le piste da sci (13).
Tutto questo, sommato all’attuale crisi inflazionistica, porterà ad un aumento ulteriore dei prezzi degli skipass (14).
In questo scenario, il funzionamento degli impianti di risalita risulta sempre più complicato, non fattibile soprattutto nei comprensori a bassa quota o medio-piccoli oppure non conveniente dal punto di vista economico a causa degli ingenti investimenti necessari per l’adattamento al cambiamento climatico.
Per adattarsi al riscaldamento climatico e mantenere sempre un’offerta turistica competitiva, la Regione autonoma Valle d’Aosta ha definito diversi obiettivi per cogliere le opportunità di questa situazione e ridurre le minacce (15). Per quanto riguarda le strategie di adattamento degli impianti a fune, si prevede sia di modificare e aggiornare le procedure degli impianti sia di implementare le tecnologie per la manutenzione delle piste, rendendo i comprensori in grado di adattarsi ai nuovi scenari climatici (16). Inoltre stanno valutando interventi per alzare la quota media dei comprensori sciistici, anche con la creazione di collegamenti tra comprensori separati o valli diverse, per assicurare delle piste innevate e competitive malgrado il cambiamento climatico (17).
Per affrontare la diminuzione delle precipitazioni nevose inoltre, si potenzierà i bacini di accumulo multiuso in quota e si rafforzerà la capacità istantanea di innevamento al fine di produrre in modo rapido ed efficiente neve artificiale, compensando così la diminuzione delle giornate adatte a questi processi (18).
Gli impatti del cambiamento climatico sul turismo invernale valdostano: dati sulla domanda
L’innalzamento delle temperature, oltre a creare delle variazioni dal lato dell’offerta, genera anche dei cambiamenti nelle preferenze dei turisti.
Un primo effetto riscontrabile dal lato della domanda è collegato allo spostamento della clientela verso stazioni sciistiche con maggiore disponibilità di neve: i grandi comprensori situati a quote più elevate potrebbero riscontrare un aumento del carico turistico in particolari momenti della stagione causando delle ripercussioni a livello sociale, economico ed ambientale (19).
Inoltre, diversi sondaggi condotti all’inizio del XXI secolo da esperti , evidenziano un elevato grado di consapevolezza da parte dei turisti in merito al cambiamento climatico evidenziando un numero alto di ospiti che scierebbero di meno o smetterebbero di sciare nel caso di condizioni di innevamento sfavorevoli (20).
Altri studi più recenti evidenziano questa propensione da parte dei turisti; lo studio della Banca d’Italia pubblicato nel dicembre 2022 evidenzia una correlazione positiva tra la vendita degli skipass e l’altezza della neve e una correlazione negativa con l’aumento delle temperature. Queste tendenze sono riportate nelle correlazioni bivariate della tabella seguente.

Rielaborazione: Osservatorio turistico della Valle d’Aosta – turismOK
Secondo questo studio, il Trentino-Alto-Adige risente del cambiamento climatico in misura maggiore rispetto alla Valle d’Aosta, in quanto i suoi impianti di risalita sono situati in generale a quote più basse. Inoltre, sempre da questo studio, emerge come, in media nel periodo di tempo considerato e per tutti i comprensori sciistici presi in esame situati in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto-Adige, la semplice diminuzione di 1 m di neve caduta durante tutta la stagione è associata ad una diminuzione dell’1,3% degli skipass venduti; una riduzione del 40% delle nevicate stagionali (scenario previsto per le Alpi) potrebbe quindi portare ad una riduzione quasi del 7% dei passaggi sciistici totali della stagione (21). Nel caso della Valle d’Aosta si tratta di una riduzione significativa se si considera che, in poco più di 20 anni, si è verificato un aumento di circa il 10% di skipass venduti nei comprensori valdostani, come si può dedurre dal grafico sotto riportato.

Questa tendenza è dimostrata anche da studi condotti in Austria su un campione rappresentativo di turisti (22). Dai sondaggi riportati in questo studio, emerge che in generale gli sciatori hanno la tendenza a sciare di meno nella stagioni in cui la neve è carente (23), al punto che circa un terzo non scierebbe affatto nel caso in cui il comprensorio sciistico fosse aperto solo a metà (24). Allo stesso modo, 1/4 degli sciatori intervistati ha affermato che rinuncerebbe ad una vacanza sugli sci se le condizioni nevose non fossero affidabili (25).
In questo scenario, bisogna sottolineare il ruolo dell’innevamento artificiale, il cui impatto sulla domanda non risulta essere determinante. Infatti uno studio di Damm, mostrava già nel 2014 come gli effetti di questa tecnologia fossero marginali (26). Questo dato è confermato anche dagli studi condotti in Austria (27) che mostrano come, in uno scenario senza innevamento naturale ma con piste da sci in funzione grazie all’innevamento artificiale, il 20% degli sciatori intervistati rinuncerebbe a sciare.
Fonti
(26) = A. Damm, J. Köberl, F. Prettenthaler (2014), “ Does artificial snow production pay under future climate conditions? - a case study for a vulnerable ski area in Austria”, Tourism Management
(7) = Assessorato agli affari europei, politiche del lavoro, inclusione sociale e trasporti, “Rapporto regionale per gli impianti a fune (R.R.I.F) Anno 2019 e Anno 2013
(2), (3), (5), (8), (11), (15), (16), (17), (18), (19), (28) = Assessorato ambiente, trasporti, mobilità sostenibile, “Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici della Regione autonoma Valle d’Aosta 2021-2030”, Versione di novembre 2021
(1), Banca d’Italia, “Economie regionali: L’economia della Valle d’Aosta - Rapporto annuale”, Numero 2 - giugno 2023
(6) = D. Scott (2005), “Global environmental change and mountain tourism.”, Tourism and global environmental change
(10), (12), (13), (14) = D. Scott (2006), “Climate change adaptation in the ski industry”, Springer Science
(25) = Fleischhacker V., Formayer H., Seisser O., Wolf-Eberl S., Kromp-Kolb H. (2009), ”Auswirkungen des Klimawandels auf das künftige Reiseverhalten im österreichischen Tourismus am Beispiel einer repräsentativen Befragung der österreichischen Urlaubsreisenden”. Forschungsbericht im Auftrag des Bundesministeriums für Wirtschaft, Familie und Jugend. BOKU-Met Report 17.
Unbehaun, U. Pröbstl, W. Haider (2008), “Trends in winter sport tourism: challenges for the future”, Tourism Review
(21) = G.M. Mariani, D. Scalise (2022), “Climate change and winter tourism: evidence from Italy”, Questionario di Economia e Finanza n. 743, Banca d’Italia
(4) “I cambiamenti climatici in Trentino. Osservazioni, scenari e futuri impatti.” (2022)
(9), (20) = R. Steiger (2011), “The impact of snow scarcity on ski tourism: an analysis of the record warm season 2006/2007 in Tyrol (Austria)”, Tourism Review
(24) = R. Steiger, E. Posch, G. Tappeiner, J.Walde (2020), “The impact of climate change on demand of ski tourism - a simulation study based on stated preferences”, Ecological Economics
(22), (27) = R. Steiger, A. Damm, F.Prettenthaler, U.Probstl-Haider (2021), “Climate change and winter outdoor activities in Austria”, Journal of Outdoor Recreation and Tourism
(23) = T. Luthe (2009) “ Vulnerability to global change and sustainable adaptation of ski tourism”, Outdoor sports and environmental
Conclusioni
Come evidenziato dal presente studio, il cambiamento climatico per il turismo invernale valdostano appare come una delle problematiche più importanti ed imminenti di questo secolo. In questo scenario emerge sempre di più che il turismo invernale montano è vulnerabile al cambiamento delle temperature a discapito di una nuova forma di turismo legato al benessere climatico che potrebbe garantire alla Valle d’Aosta un vantaggio competitivo trasformandola in un “pole de fraîcheur” (28).
In poche righe non possiamo essere esaustivi e dare una fotografica completa della situazione del turismo ma crediamo fortemente che i dati possano aiutare a migliorare l’offerta e ad indirizzare le scelte imprenditoriali degli operatori di questo importante settore. Disponiamo di molti dati sui flussi delle aziende turistiche, statistiche sugli operatori del ricettivo, studi sulle caratteristiche dei turisti e molte altre analisi in campo turistico-ricettivo.
I dati sono messi a disposizione di investitori e analisti che volessero approfondire la tematica anche grazie ai servizi annessi di turismOK, azienda di management & marketing turistico titolare del marchio Osservatorio turistico della Valle d’Aosta.
