Investire in montagna: capitali esteri unico fattore di interesse per le nostre imprese? Il caso di due investitori in Valle d’Aosta

La nostra regione vanta un patrimonio alberghiero di oltre 750 milioni di euro

Notoriamente le aree di montagna, così come le zone rurali o alcuni territori insulari, hanno avuto, in ambito turistico, minori opportunità di sviluppo rispetto ai grandi centri urbani. Da sempre grandi player hanno scartato la montagna perché sconveniente da un punto di vista finanziario. Stagionalità corte, imprese di piccole dimensione hanno sempre rappresentato un limite agli investimenti in aree di montagna tuttavia l’anno COVID ha evidenziato il crollo dei sistemi alberghieri cittadini (perlomeno di quelli non essenzialmente legati al leisure) avviando un percorso esplorativo da parte di grandi players di investimenti anche in aree alpine. Secondo un recente rapporto di Word Capital oggi la Valle d’Aosta vanta un patrimonio alberghiero complessivo di oltre 750 milioni di euro (considerando solo alberghi 3/4/5 stelle) ripartiti su 259 strutture per un totale di oltre 7.500 camere.

La consapevolezza di svantaggio e l’immobilismo interno delle transazioni di aziende alberghiere può però essere oggigiorno mitigata dalle opportunità offerte dagli investimenti diretti anche esteri. Per alcuni settori l’arrivo di capitale estero risulta essere addirittura di vitale importanza, in quanto stimolo all’innovazione e al progresso grazie all’assorbimento di nuove competenze e tecnologie che contrastano direttamente la stagnazione e l’immobilismo a cui, altrimenti, questi stessi settori tenderebbero se i territori di appartenenza restassero chiusi all’interno dei propri confini.

Ad esemplificazione di quanto appena esposto, è stata condotta una piccola indagine esplorativa che, ha avuto come obiettivo quello di raccogliere informazioni circa le principali caratteristiche e gli effetti sul territorio della presenza di insediamenti produttivi di origine estera nel settore turistico valdostano e, al contempo, di chiarire quali siano gli elementi su cui si costruisce il potere attrattivo che la regione Valle d’Aosta è in grado di esercitare nei confronti degli investitori esteri.

Il settore del turismo rappresenta per l’economia locale un settore strategico del benessere economico regionale, concorrendo a formare, insieme alle attività commerciali e di informazione, circa il 24% del prodotto regionale. Guardando più specificatamente agli arrivi e alle presenze di turisti sul territorio valdostano negli ultimi dieci anni, le analisi dell’Osservatorio turistico della Valle d’Aosta hanno rivelato un andamento in generale aumento, sia con riferimento all’afflusso di turisti provenienti dal contesto nazionale, sia con riferimento all’afflusso di turisti stranieri.  Più nel dettaglio, però, i più recenti dati resi disponibili da ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) tracciano il profilo di un fenomeno che però, in Valle d’Aosta, appare ancora piuttosto contenuto. Gli investimenti esteri realizzati sul territorio, infatti, rappresentano soltanto lo 0,2% del totale degli investimenti in Italia e riguardano principalmente il settore dell’industria manifatturiera, quello delle costruzioni e in maniera molto marginale, il settore “servizi di alloggio e ristorazione”. Ma su cosa si fonda, allora, l’attrattività della Valle d’Aosta? Abbiamo approfondito l’esperienza di alcuni imprenditori stranieri che hanno investito in Valle d’Aosta acquisendo l’Hotel Marmore e dell’Hotel La Cresta Chalet, entrambi a Cervinia.

Nonostante il territorio di insediamento sia lo stesso, le esperienze dei due investimenti sono molto diverse, trattandosi in un caso di un investimento operato da un Tour Operator svedese e, nel secondo caso, di un investimento realizzato da due soci privati, uno svedese e l’altro belga. L’investimento nell’Hotel Marmore, e in altri locali a Cervinia da parte di STS Alpresor, Tour operator specializzato nell’organizzazione di viaggi sulle Alpi per turisti scandinavi, è stato preceduto da alcuni anni di collaborazione in modalità “contracts”, con la prima famiglia proprietaria. Quando quest’ultima ha deciso di vendere nel 2015, STS Alpresor ha acquistato la struttura e, dopo due anni di ristrutturazione e personalizzazione, ha aperto il nuovo Hotel Marmore per la stagione invernale 2017-18, con 66 camere e 154 posti letto. Una peculiarità dell’Hotel Marmore è il suo essere quasi esclusivamente riservato all’accomodation di turisti scandinavi, provenienti dunque da Norvegia, Svezia e Finlandia, per la quasi totalità del periodo di apertura. Nel caso dell’Hotel La Cresta Chalet, invece, la struttura, creata da zero, ospita turisti italiani e internazionali, i primi con una percentuale del 90% sul totale delle presenze in struttura durante la stagione estiva, e i secondi con una percentuale dell’80% sul totale delle presenze durante i mesi invernali. Alla prima parte della struttura, aperta nel 2017, è stata poi affiancata una seconda parte inaugurata nel 2019, portando l’hotel ad essere oggi costituito da 22 camere e 42 posti letto.

Tornando alla domanda iniziale, è stato chiesto “perché Cervinia?” e per entrambi gli intervistati, Sig. Mayr e Sig. Bruce, la prima ragiona riguarda l’altitudine della località turistica di insediamento. Cervinia, infatti, con i suoi 2.050 mt s.l.m., sarà meno danneggiata dal riscaldamento globale, di cui invece soffriranno altre località più a bassa quota che, sfortunatamente presto, non potranno più contare su naturali, lunghe e nevose stagioni invernali. Accanto alla posizione geografica e, dunque, climatica molto fortunata, ad attirare gli investitori a Cervinia è stata anche la prospettiva di realizzazione di nuovi e moderni collegamenti funiviari intervallivi. Questa possibilità, dunque, incentiverà il turismo estivo e, di conseguenza, permetterà a Cervinia di diventare più competitiva anche internamente ai confini regionali, allontanando l’idea che si tratterebbe essenzialmente di una “meta turistica invernale”.

Tornando ad alcuni dei fattori determinanti la scelta di investire a Cervinia, le caratteristiche del target sono stati tra i fattori determinanti. i turisti scandinavi che prenotano con STS Alpresor ad esempio registrano permanenze medie invernali superiori alle 7 notti (una rarità rispetto ai trend di altri mercati che registrano permanenze medie molto basse), durante i quali non solo l’Hotel Marmore può godere della loro presenza, ma anche tutte le attività presenti a Cervinia e, potenzialmente tutto il territorio regionale, ha la possibilità di trarne vantaggio, offrendo servizi di qualità e nuove esperienze. La presenza del capitale estero ha valorizzato alcune località di insediamento, indirizzando verso queste ultime un target di turisti di più elevato livello, difficilmente intercettabile altrimenti. Il rovescio della medaglia, secondo la prospettiva degli operatori del turismo locali, è il rischio di una standardizzazione che, presumibilmente, una grande gruppo alberghiero potrebbe portare con sé, insediando sul territorio un hotel privo di spiccata identità. Un altro potenziale rischio a cui si andrebbe incontro incentivando l’arrivo del capitale estero è una forma di competizione ineguale, per la quale le grandi imprende multinazionali potrebbero disporre di strumenti maggiori grazie ai quali fornire ai propri ospiti un’atmosfera dove trovare tutto ciò di cui si necessita o che si desidera già all’interno della strutta ricettiva interrompendo un volano importante di altre attività economiche connesse al pernottamento.

Ad oggi non esistono politiche di attrazione specificatamente mirate al capitale estero. L’instabilità degli ultimi anni, infatti, non ha consentito di sviluppare e sostenere alcuna politica di investimento e, anzi, per molti versi si è reso stagnante il sistema. D’altro canto esiste anche un certo pregiudizio da parte dei venditori rappresentato da una barriera culturale che, per ragioni del tutto sconosciute, non contempla la possibilità di contrattazione con gruppi di investimento esteri.

In conclusione, la Valle d’Aosta possiede un potenziale finanziario enorme, che allo stato attuale delle cose è sfruttato solo in minima parte. I casi analizzati nel settore turistico valdostano esaminati hanno effetti positivi a livello economico e occupazionale, migliorano l’attrattività turistica della Valle d’Aosta e rafforzano la competitività del settore. Il tessuto produttivo e la comunità locale non mostra «ostracismo» all’ingresso di investitori stranieri, pertanto, attrarre più capitali esteri appare una strategia non trascurabile anche per potenziare il settore turistico valdostano.

 

Laura Guzzi per Osservatorio turistico della Valle d’Aosta